La scrivente Organizzazione Sindacale ritiene necessario sottoporre nuovamente alla Sua attenzione una
problematica già rappresentata, in tempi non sospetti, in occasione di tavolo regionale, concernente la
gestione del personale di Polizia Penitenziaria destinatario di prescrizioni, limitazioni o esenzioni dallo
svolgimento di mansioni operative. Si tratta di una problematica che, nel corso del tempo, ha assunto dimensioni sempre più rilevanti e che sta
determinando significative ripercussioni sull'organizzazione dei servizi, sulla distribuzione del personale e, non da ultimo, sulle condizioni di sicurezza degli Istituti penitenziari. Sempre più frequentemente, infatti, si riscontra la presenza di personale al quale vengono attribuite
limitazioni formulate anche in termini estremamente ampi, quali, a titolo esemplificativo, “non può svolgere
mansioni che comportino stress psicofisico”, con conseguente sostanziale sottrazione del dipendente
dall'impiego operativo ordinario. La questione assume particolare rilevanza nei casi in cui il personale rientri da periodi di convalescenza
disposti dagli organismi sanitari militari competenti, quali CMO/CMV, allorquando le determinazioni sanitarie
possono prevedere specifiche prescrizioni o limitazioni ovvero demandare al medico del lavoro
l'individuazione delle modalità attraverso le quali le stesse debbano essere applicate, non in ultimo
prescrizioni autonome del medico del lavoro. La scrivente Organizzazione Sindacale tiene a precisare, preliminarmente, che non intende in alcun modo
entrare nel merito delle valutazioni di natura medico-sanitaria, che devono essere rigorosamente rispettate
e che non possono essere oggetto di valutazione da parte dell'Amministrazione o delle rappresentanze
sindacali. Ciò che viene posto all'attenzione della S.V. è, invece, il modo in cui tali prescrizioni vengono
successivamente recepite e tradotte sul piano dell'organizzazione del servizio, è proprio sotto tale profilo che
emergono le maggiori criticità. L'assenza di criteri uniformi e puntualmente codificati sta determinando una situazione di forte
disomogeneità, nella quale prescrizioni sanitarie analoghe o comunque riconducibili alla medesima
problematica vengono talvolta interpretate e gestite in maniera completamente differente dai singoli Istituti. In alcuni casi, infatti, la prescrizione sembra tradursi in una sostanziale esclusione del dipendente dall'attività
operativa, in altri, vengono individuate specifiche collocazioni lavorative, in altri ancora si procede al reinvio
del dipendente presso l'organismo sanitario militare. Il risultato è un vero e proprio marasma organizzativo, che rischia di trasformare una questione di natura sanitaria in una problematica di gestione del personale priva di criteri uniformi. Tale situazione diventa ancora più preoccupante se rapportata alla cronica carenza degli organici della
Polizia Penitenziaria, che rende particolarmente gravoso sottrarre ulteriori unità all'impiego operativo senza
che sia contestualmente definito, in maniera chiara e uniforme, quali siano le attività concretamente precluse
e quali, invece, possano essere svolte nel rispetto delle limitazioni certificate. Non appare pertanto condivisibile che formulazioni generiche vengano automaticamente interpretate come
una sorta di esonero generalizzato dall'attività operativa, senza una puntuale individuazione delle attività
concretamente incompatibili con la condizione sanitaria del dipendente. In tale contesto, la scrivente non può esimersi dal richiamare quanto sta accadendo presso l'Istituto di
Avellino, dove la gestione delle limitazioni sanitarie evidenzia, a parere della scrivente Organizzazione, una
palese disparità di trattamento tra appartenenti al Corpo. In particolare, mentre nei confronti di alcuni Poliziotti Penitenziari, al fine di garantire il rispetto delle
prescrizioni sanitarie, la Direzione ha individuato specifiche collocazioni di servizio, arrivando di fatto a creare
posti di servizio non contemplati dall'organizzazione del lavoro o addirittura porre in essere momentanei
giustificati demansionamenti pur di collocare il dipendente in idoneo posto di servizio in osservanza delle
prescrizioni (Ispettore addetto alla registrazione portineria), nei confronti di altri Poliziotti Penitenziari, destinatari di limitazioni o prescrizioni, si è invece proceduto al tassativo reinvio presso l'organismo sanitario
militare competente, addirittura posti congedo ordinario d'ufficio, per smaltimento CO arretrati !!! , quando
ovunque durante i piano ferie estivi questa procedura di smaltimento è sospesa per ovvi motivi di carenza di
personale, il più buio dell'anno. È evidente come ci si trovi di fronte a due modalità di gestione diametralmente opposte, una simile condotta, ove confermata, non appare riconducibile a una fisiologica autonomia organizzativa, ma determina una
evidente disparità nella gestione di personale. Da una parte, per alcuni dipendenti, vengono individuate soluzioni organizzative ad hoc, tali da consentire la
permanenza in servizio nel rispetto delle prescrizioni, dall'altra, per altri dipendenti, a fronte di situazioni che
appaiono meritevoli di una gestione quantomeno analoga, viene disposto il reinvio presso l'organismo
sanitario militare. Una simile gestione non può essere considerata una fisiologica espressione dell'autonomia organizzativa
della Direzione, poiché determina una concreta e ingiustificata disparità di trattamento tra personale
appartenente al medesimo Corpo e sottoposto alla medesima Amministrazione. Non è infatti accettabile che la medesima prescrizione sanitaria possa produrre conseguenze organizzative
differenti a seconda del dipendente interessato, arrivando, in un caso, alla creazione di una specifica
collocazione di servizio non prevista dall'organizzazione del lavoro e, nell'altro, al tassativo reinvio del
dipendente presso l'organismo sanitario. Una simile condotta rischia di alimentare comprensibili dubbi circa l'imparzialità dei criteri utilizzati nella
gestione del personale e, soprattutto, di determinare una situazione nella quale non è più la prescrizione
sanitaria a determinare il perimetro dell'impiego, bensì la discrezionalità con cui la stessa viene
successivamente gestita sul piano organizzativo. La scrivente OS ritiene pertanto necessario che la situazione dell'Istituto di Avellino venga specificamente
verificata, anche al fine di accertare quali siano i criteri utilizzati dalla Direzione per individuare le modalità di
impiego del personale destinatario di prescrizioni sanitarie e per quale ragione, a fronte di situazioni
analoghe, siano state adottate soluzioni così profondamente differenti. È proprio alla luce di quanto sopra rappresentato che si ritiene necessario un autorevole intervento della S.V., affinché la materia venga finalmente ricondotta entro criteri omogenei, chiari, trasparenti e verificabili. Si chiede, pertanto, di valutare l'opportunità di emanare specifiche indicazioni regionali, d'intesa con gli uffici
competenti e nel pieno rispetto delle prerogative degli organismi sanitari, finalizzate a:
uniformare le modalità di gestione del personale destinatario di prescrizioni o limitazioni sanitarie;
chiarire le procedure da seguire nei casi di rientro da convalescenza disposta dagli organismi sanitari
militari;
distinguere con precisione la prescrizione sanitaria dalla conseguente organizzazione del servizio;
evitare che formulazioni generiche vengano interpretate come automatica esclusione da ogni attività
operativa;
individuare, ove possibile, le concrete mansioni e attività compatibili con le limitazioni certificate;
assicurare uniformità di trattamento tra i diversi Istituti della Regione;
impedire che vengano individuate, per singoli dipendenti, collocazioni di servizio non previste
dall'organizzazione del lavoro, laddove analoghe soluzioni non vengano adottate per altro personale;
garantire che il ricorso al reinvio presso gli organismi sanitari militari avvenga secondo criteri
oggettivi e uniformi;
tutelare, contemporaneamente, la salute del personale e le imprescindibili esigenze di funzionalità, operatività e sicurezza degli Istituti. La scrivente ritiene che un intervento in tal senso sia ormai non più procrastinabile. La progressiva estensione delle limitazioni e delle esenzioni dall'impiego operativo, in assenza di criteri
uniformi, rischia infatti di aggravare ulteriormente le già pesanti carenze di organico, determinando una
redistribuzione dei carichi di lavoro sul restante personale operativo e producendo inevitabili ripercussioni
sulla funzionalità dei Reparti e sulla sicurezza degli Istituti. La questione, peraltro, non può essere affrontata esclusivamente come una problematica riferita al singolo dipendente o al singolo Istituto, poiché le conseguenze di tali modalità di gestione si riflettono sull'intero
sistema organizzativo regionale. Per tali ragioni, si chiede alla S.V. di voler disporre un approfondimento della problematica e, con particolare
riferimento alla situazione dell'Istituto di Avellino, di verificare i criteri concretamente adottati dalla Direzione
nella gestione del personale destinatario di prescrizioni sanitarie, assicurando che situazioni analoghe siano
trattate secondo principi di uniformità, imparzialità e trasparenza. La scrivente Organizzazione Sindacale auspica, inoltre, che la questione possa essere nuovamente
affrontata in sede di tavolo regionale, al fine di giungere ad una disciplina chiara e condivisa che consenta di
evitare il ripetersi delle criticità sopra evidenziate. Si confida, pertanto, in un autorevole e sollecito intervento della S.V., volto a codificare correttamente la
materia, restituendo certezza alle procedure, uniformità di trattamento al personale e, al contempo, piena
tutela delle esigenze di sicurezza e funzionalità dell'Amministrazione Penitenziaria. In attesa di riscontro si porgono Distinti Saluti
Segretario Nazionale UIL FP Polizia Penitenziaria Domenico de BENEDICTIS
